Venezia, l’invasione degli italiani tra gialli sorici e la magia del Sud

VENEZIA – I numeri: 15 lungometraggi, di cui 3 nel concorso principale, 11 mediometraggi, 13 cortometraggi. Segni particolari: italiani (molti del Sud). Forte di una felice stagione ai botteghini, il nostro cinema arriva a questa 60esima edizione della Mostra del cinema di Venezia ormai ai nastri di partenza (da domani al 6 settembre) confermando da una parte con la consistenza dei numeri, dall’altra con il “peso specifico” dei temi trattati (i grandi misteri del Belpaese soprattutto, ma anche l’Italia minima e grandiosa della provincia soprattutto meridionale) e degli autori coinvolti (firme importanti e outsider di successo annunciato) il suo stato di ottima salute.

Partiamo dal concorso principale, Venezia 60: a contendersi il Leone d’Oro, i veterani Marco Bellocchio con Buongiorno, notte e Paolo Benvenuti con Segreti di Stato. In entrambi, momenti oscuri della nostra storia e casi mai del tutto risolti: Bellocchio, traducendo liberamente un verso di una poesia di Emily Dickinson (Buongiorno – Mezzanotte) racconta il sequestro e la detenzione di Aldo Moro con gli occhi di una giovane terrorista coinvolta per dire “il fallimento di una generazione e della sua utopia estrema e violenta”. Alla tragedia pubblica degli anni di piombo, quella privata, quotidiana e anche inconscia di un sogno collettivo. Benvenuti indaga invece (sei anni di ricerche per fare il film) il massacro di Portella della Ginestra: il primo maggio del 1947 un gruppo di ignoti trucidarono nella piana siciliana 11 persone e ne ferirono altre 27. Come ricorda il capolavoro di Francesco Rosi “Salvatore Giuliano” la responsabilità di quell’eccidio ricadde sul bandito siciliano. La tesi di Benvenuti: la strage è invece stata perpetrata da più menti per fermare la possibile avanzata delle forze di sinistra italiane, in particolare del partito comunista legato all’Unione Sovietica.

Ai gialli della storia, preferisce i miracoli quotidiani Edoardo Winspeare, salentino (di Depressa) ma di origini scozzesi, terzo italiano in gara con appunto Il miracolo. E’ uno dei film italiani cui si guarda con molte aspettative, già dalla vigilia destinato a far parlare di sé. Il motivo: la provincia con la sua capacità di essere centro universale (è girato a Taranto, la città con la “luce più struggente d’Italia”), le piccole cose, l’amore, la bellezza, che dicono del grande mistero del vivere: coglierle è la più grande capacità che si può avere, dice Winspeare, “in un mondo che tende a non credere più a nulla”.
E’ girato a Parigi e racconta la contestazione nella Ville Lumiere, ma è considerato italiano a tutti gli effetti l’attesissimo The Dreamers di Bernardo Bertolucci presentato fuori concorso. Tratto dal romanzo di Gilbert Adair, autore anche della sceneggiatura, è la storia di un’iniziazione alla vita tra erotismo e impegno sociale. Una stanza (alla Ultimo Tango a Parigi), tre ragazzi, lo sfondo del maggio ’68. Emozioni, sensualità, esplorazioni sempre più estreme: fino a che un sasso lanciato sulle loro finestre porta il vento della rivolta studentesca.
Nel concorso tradizionalmente più sperimentale e chiamato “Controcorrente”, vedremo Il ritorno di Cagliostro, un’occasione per rivedere i controversi registi siciliani Daniele Ciprì e Franco Maresco. Gianluca Maria Tavarelli partecipa con Liberi: il lavoro, il licenziamento, lo sconquasso di una famiglia, i problemi economici, il rapporto padre-figlio, il panico e l’amore nell’arco di un’estate tra Pescara e il Gran Sasso. Infine Sofia Coppola che in Lost in translation ha trascinato Bill Murray e il nostro Giovanni Ribisi in un sorprendente e trasgressivo viaggio in Giappone.

Nella sezione “Nuovi Territori” (il laboratorio di ricerca della Mostra) ben sette lungometraggi tra cui L’ultimo piano di Paolo Scarfò, che è stato scelto per concorrere al Leone del futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” (insieme a Ballo a tre passi di Salvatore Mereu, selezionato per la Settimana della Critica). Nove i mediometraggi, tra cui Segni particolari, appunti per un film sull’Emilia-Romagna di Giuseppe Bertolucci e Picciridda di Alberto Castiglione. Ancora: dieci cortometraggi, tra cui la chicca Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti (spezzoni cuciti dallo show su RaiTre) e il “commissario” Luca Zingaretti che si trasforma in regista per Gulu: in Africa con la sua cinepresa per raccontare un Sud ancora più estremo.

Tra gli eventi collaterali, sarà presentato L’acqua… il fuoco di Luciano Emmer con Sabrina Ferilli e Giancarlo Giannini. Ancora, meritano una segnalazione, tra i mediometraggi, due opere inserite nelle proiezioni speciali: La tivù di Fellini, 38 minuti di spezzoni inediti del maestro dell’epoca di Ginger e Fred; e un omaggio a Cesare Zavattini, girato da Carlo Lizzani.

Per chiudere: il Leone d’Oro alla Carriera è per Dino De Laurentiis, il presidente della giuria è Mario Monicelli e l’altro italiano giurato è Stefano Accorsi. Roberto Benigni (in Coffe and Sigarette di Jim Jarmush) non ci sarà, è ufficiale. I delusi dalla defezione del regista toscano potranno “consolarsi” con la visione di Sabrina Ferilli, in Laguna insieme (segnaliamo alle “lei”) a Giancarlo Giannini. Anche in fatto di estetica, ci pare, gli italiani non sfigureranno.

Venezia, l’invasione degli italiani tra gialli sorici e la magia del Sudultima modifica: 2003-08-26T18:08:52+00:00da giornale_web
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