Ecco la tv a pagamento che reinventa il calcio

ROMA – Quello che parte in queste ore è il campionato di calcio della pay-tv. Lo era anche negli scorsi anni, ma mai come stavolta la pay-tv ha un padrone unico, mai come stavolta il boccone calcio è centrale nel sistema televisivo italiano. Con i risultati che abbiamo visto, le polemiche feroci, la serie B che non parte, la A in bilico fino all’ultimo. Qualche anima bella è convinta che dietro tutto questo ci siano anche motivazioni ideali, battaglie sulla primigenia visione del pallone. Sbagliato, dietro tutto questo ci sono solo i soldi della pay-tv, e il tentativo di strapparne sempre di più.

Il calcio pretende sempre più soldi dalla pay per un semplice motivo: la pay-tv non ha il compito di mostrare le partite di calcio. La pay-tv, da che mondo è mondo, deve reinventare il calcio, modificarlo di continuo, renderlo diverso da prima e aggiungere nuovo calcio al calcio. Se ci riesce, ha trovato una motivazione in più per avere altri abbonati paganti, incuriositi dal nuovo calcio offerto dalla tv.

Tra i luoghi comuni più bislacchi che circolano sulla fortuna (o meno) della tv a pagamento in Italia c’è quello secondo cui l’avvento, ormai dieci anni fa, della pay abbia nascosto il calcio agli italiani, togliendolo alla tv in chiaro. Ovviamente non è vero (mentre invece questo è successo con il tennis e altri sport).

Prima della pay-tv, nessuna partita della serie A italiana era mai stata trasmessa in diretta. Il compito della pay (allora era Telepiù) era quello di creare dal nulla un prodotto appetibile, e farselo pagare. Di appetibile, molto, c’era la serie A in diretta. La creazione delle dirette a pagamento ha cambiato radicalmente il pallone italiano, ma non ha tolto nulla di quello che c’era prima (dubitiamo che qualcuno rimpianga il secondo tempo di una partita trasmesso alla sette di sera dalla Rai). Il pallone ne è uscito sconvolto, un fiume di denaro è affluito nelle tasche bucate dei dirigenti del calcio ed è finita come sappiamo.

Il futuro della pay-tv abbinata al pallone non vuol dire soffermarsi sulle tecniche spettacolari di ripresa è invece da cercare in tutt’altro: dovrà modificare ancora il pallone, inventare nuove formule, creare qualcosa che non c’è ancora. Ed ecco quindi all’orizzonte stagliarsi il supertorneo, la SuperLega di serie A in cui i confronti tra le grandi squadre diventano più frequenti e sempre decisivi. E poi la SuperLega europea, da abbinare ai tornei nazionali o da sostituirli in toto. Domenica sera si torna a casa, e c’è Juventus-Real Madrid, per vincere lo scudetto d’Europa. Ipotesi che mandano in sollucchero i dirigenti della pay, visioni di oceani di danaro in cui navigare fino al giorno in cui non ci sarà più nulla da inventare o da sfruttare. Inquietante, certo, se non fosse la medesima stategia che riguarda le principali risorse e cose belle del pianeta tutto. E questo è molto più che inquietante, però attiene ai tempi lunghi. E i tempi lunghi, notoriamente, non hanno mai interessato nessuno.

Ecco la tv a pagamento che reinventa il calcioultima modifica: 2003-08-31T16:00:19+00:00da giornale_web
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