Un’americana a Parigi tra amore, cucina e gaffe

VENEZIA – Un’americana a Parigi. Niente di più difficile in un momento in cui tra i due Paesi non scorre proprio buon sangue, si dirà. Eppure l’attualità c’entra poco perché il problema di un’americana a Parigi è storico (da Henry James ad appunto “Un americano a Parigi”): sapere annodare il foulard come fanno le parigine, sul collo, incrociato, a doppio giro, sulle spalle, necessita una perizia e un’applicazione che meriterebbe un corso universitario. E poi: tutti quei modi di chiamare il cibo, e di mangiarlo, come fanno l’amore i francesi e come ne parlano, che rapporto hanno coi soldi e l’arte, quella unica maniera di scaricare un interlocutore in preda a un conato confessionale con un elegante “bien sur”. Insomma, a Parigi un americano è il candidato principe della gaffe, che si tratti di cibo o amore. Leggero, disincantato, col tratto della commedia morale, James Ivory racconta in Le divorce, fuori concorso a Venezia, il caos culturale e sociale di un viaggio di un gruppo di francesi nella Ville Lumiere.

“Mi piace viaggiare, e il tema del viaggio è sempre stato presente nella mia vita sia privata che professionale” spiega il regista in conferenza stampa. Ispirandosi al bestseller di Diane Johnson, Le divorce, Ivory ha scelto insolitamente un panorama urbano e contemporaneo per racccontare “il rapporto di differenza tra cultura francese e americana, ma in generale per dire dell’estraniamento che un viaggiatore prova nel confrontarsi con culture e costumi diversi”.

La storia: Isabel Walker (Kate Hudson, che ha conquistato il cuore di pubblico e critica in Quasi famosi) vola da Santa Barbara a Parigi per assistere la sorella Roxeanne (la premiatissima Naomi Watts per Mulholland Drive, a Venezia anche per l’unico film Usa in concorso, “21 Grams”) che è incinta e sull’orlo, improvviso, di un divorzio. Isabel s’innamora di un diplomatico francese (Thierre Lhermitte) che guarda caso è anche lo zio del suo quasi ex cognato: scandalo, che fa scontrare due famiglie e due mondi, ma che consente anche il confronto. Amour, couture, cuisine, e arte: un intreccio di vita materiale e sentimentale che fa esplodere l’umorismo, e la faccia lievemente riflessiva, della commedia sociale.

Come Isabel, la Hudson si è trovata catapultata in un’esperienza disorientante e allo stesso tempo eccitante: “Mi sono sentita al centro di tutto. Nel girare il film ho vissuto una Parigi parallela al mio personaggio: è stato tutto incredibile, dal passeggiare, al mangiare, al discutere coi francesi”.

Più traumatica l’esperienza della Watts che veniva “da un altro film e letteralmente ho preso un aereo e sono andata a Parigi: mi sono trovata immersa in un Paese con la sua cultura, mi sono sforzata di immergermi quanto più possibile nel luogo. Ho potuto vivere Parigi da parigina e grazie al film ho potuto fare anche un’esperienza di vita”. E, in quanto australiana nata in Inghilterra, si dice particolarmente vicina al suo personaggio, “un’emigrata che tenta di diventare francese, come me che mi sono sempre sentita un’outsider”.

Tutte e due le biondissime attrici, si dicono entusiaste di aver lavorato con Ivory “perché puoi aver un buon copione e una buona sceneggiatura, ma un buon regista è la cosa più importante”. Nel ruolo della suocera francese di Roxanne, che guarda con sospetto i suoi parenti americani un po’ poco di buone maniere, una divertentissima Leslie Caron che Gene Kelly volle in Un americano a Parigi. “Non credo che il mio personaggio sia detestato, ma semmai temuto, perché è un carattere forte, dominatore. Qualsiasi altà società ha una madre che vuole proteggere la famiglia, il blasone, la reputazione: non è un donna da detestare, ma semmai realistica”. Venezia? “La dimostrazione che i sogni dell’uomo sono realizzabili: una città costruita sull’acqua, un’emozione che non smette mai”.

Un’americana a Parigi tra amore, cucina e gaffeultima modifica: 2003-08-31T15:40:34+00:00da giornale_web
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