Sviluppo e conti pubblici, nuovo duello Fazio-Tremonti

ROMA – Solo una stretta di mano, e non l’attesa pace, tra Fazio e Tremonti. Chi si aspettava oggi dalla Giornata mondiale del risparmio un intervento “distensivo” del ministro dell’Economia nei confronti del Governatore della Banca d’Italia è rimasto deluso. Pur se tra i due non ci sono state polemiche dirette, almeno non con i toni aspri delle ultime settimane, tra Palazzo Koch e via XX settembre restano profonde le divergenze nella valutazione della situazione economica del Paese.

Così, mentre il Governatore spende parole preoccupate per i conti pubblici (deficit in salita e crescita ferma), il ministro dice che i conti italiani non sono affatto in condizione critica, anzi, su questo fronte “la reputazione del Paese e del governo italiano è positiva in Europa”.

Quello di Tremonti è insomma un discorso tutto in difesa – e in positivo – delle politiche dell’esecutivo, dalle pensioni (“Siamo gli unici in Europa ad aver fatto le due riforme, del lavoro e delle pensioni”), alle privatizzazioni (“Mi sembra che quest’anno l’ Italia è, nei limiti consentiti dal mercato, sulla frontiera”)

Ma Fazio dipinge un quadro assai diverso. Per il numero uno di Bankitalia l’economia italiana “non sfrutta appieno le sue potenzialità”, e spetta alla politica, con riforme “vere”, creare le condizioni per un “più sostenuto sviluppo”. Ecco così che diventano necessari interventi che possano creare sviluppo e lavoro per i quali – aggiunge – è “essenziale” la partecipazione delle parti sociali. Parole assai significative, queste ultime, in un momento di aspro conflitto sociale su economia, prezzi e pensioni.

Sembrano dunque espliciti i dubbi sulla politica del governo e sull’impianto della legge Finanziaria in discussione al Senato: “Il superamento delle attuali difficoltà della nostra economia riposa essenzialmente su azioni di politica economica in grado di accelerare la crescita attraverso una più intensa attività di investimento”. E ancora, Fazio parla della necessità di un progetto che “faccia “ritrovare la via della crescita”, perché oggi “si “ha la percezione di una economia che non utilizza appieno le proprie potenzialità”.

Basta guardare alle Infrastrutture, settore nel quale si conta una evidente contraddizione: intanto sono carenti “sia nelle regioni economicamente più avanzate sia in quelle meno sviluppate”; e, soprattutto, “del notevole impegno in atto non si vedono ancora i frutti”.

Più in generale, ciò che preoccupa di più è il calo di competitività del Paese. Così per Fazio la costante parabola discendente del nostro sistema industriale “si può fermare solo con una crescita dimensionale delle imprese e la messa a punto di operazioni di fusioni e acquisizioni”. Il numero uno di Bankitalia riconosce che le piccole imprese “costituiscono una forza vitale dell’economia italiana” ma segnala che nell’attuale contesto economico internazionale, “esse non riescono a espandere la loro attività e a competere con successo sui mercati avanzati”.

Anche lo stato dei conti pubblici, quello che Tremonti poco dopo definirà “non particolarmente critico”, non lascia dormire sonni tranquilli: l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche (che nel 1999 era disceso all’1,7% del Pil) tende di nuovo ad ampliarsi; che la crescita si è arrestata; che la competitività del Paese continua a perdere colpi. Quest’anno, conclude Fazio, la crescita del Prodotto interno lordo sarà sotto lo 0,5%, e nel 2004 sarà difficile cogliere l’1,9% previsto dall’esecutivo nel Documento di programmazione economica e finanziaria.

Sviluppo e conti pubblici, nuovo duello Fazio-Tremontiultima modifica: 2003-10-31T14:28:24+00:00da giornale_web
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