Bono e Mina rischiano il posto, il PC canta come loro

ROMA – L’osservazione più divertente l’ha fatta il cantante dei Rem: “Se qualcuno fra 250 anni utilizzasse la mia voce per pubblicizzare, che so, soia organica in un porto di Marte, beh, la cosa mi darebbe fastidio”, ha dichiarato Michael Stipe al New York Times. Solo una battuta, che però nasconde il disagio di molti musicisti di fronte a quella che avvertono come l’ennesima minaccia della tecnologia alla loro professione. Eh sì perché, dopo aver permesso alla gente di ascoltare musica senza pagare, i computer sono pronti a combinarne un’altra peggiore: clonare la voce dei cantanti più in voga del momento e mettersi a fare vocalizzi al loro posto.

La britannica Zero-G e il colosso giapponese Yamaha lanceranno a gennaio la prima versione di Vocaloid, un sistema potenzialmente rivoluzionario che promette di ricreare la voce umana con la stessa semplicità e lo stesso realismo con i quali i sintetizzatori elettronici riproducono il suono di violini e pianoforti. Il lancio avverrà durante la convention annuale del Namm (l’organizzazione internazionale dei prodotti musicali) a Los Angeles. Ma le prime demo del software possono già essere ascoltate, e l’effetto è abbastanza impressionante: Vocaloid è praticamente non distinguibile da un cantante in carne ed ossa.

Riprodurre artificialmente in maniera credibile la voce umana è considerata una delle sfide impossibili dell’informatica, soprattutto per l’infinita varietà di “transizioni”, cioè di modulazioni che legano un suono all’altro nel flusso della voce. I sintetizzatori vocali finora prodotti tradivano la loro origine artificiale perché risultavano piatti, ovvero non riuscivano a rendere con naturalezza i cambi di tono e di intensità. Figurarsi se erano in grado di cantare. Vocaloid, invece, non solo canta, ma si dosa sapientemente come il più consumato dei frontman, con tanto di crescendo e vibrati. Basta scrivergli le parole, la musica e gli effetti. “Ascoltare per credere”, dichiara Ed Stratton, managing director di Zero-G. “I risultati raggiungibili con Vocaloid possono essere apprezzati soltanto sentendoli”.

Vocaloid sarà messo in vendita a circa 200 euro. Il pubblico di riferimento, all’inizio, sarà costituito da quei musicisti che, grazie al costo sempre minore delle tecnologie digitali, compongono, eseguono e registrano in proprio, ma devono ricorrere a cantanti professionisti per le parti vocali dei loro brani. “D’ora in avanti avranno a disposizione, ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni alla settimana e a costo zero, un vocalist che può cantare letteralmente ogni cosa, dai madrigali di Monteverdi ai sonetti sconci”, garantiscono quelli di Zero-G.

Da principio, Vocaloid sarà distribuito in due versioni: la prima, Leon, è descritta come una “voce maschile di timbro soul”. La sua controparte femminile si chiamerà Lola. Bisognerà attendere fino a marzo per ascoltare il primo Vocaloid ricavato dalla voce di una cantante non anonima: si tratta di Miriam Stockley, poco più di un’illustre sconosciuta (è stata corista di Elton John e David Bowie), che si assume la responsabilità di portare la minaccia dei cloni direttamente nel jetset musicale: “Certo, l’idea mi turba un po’”, ha dichiarato Miriam. “La gente paga parecchio per avere la mia voce, e ora la sto mettendo in un software. Ma, d’altra parte, non si può arrestare il progresso”.

Chissà se i suoi colleghi più famosi la prenderanno con altrettanta filosofia. Per ora, infatti, clonare una voce famosa è un procedimento che richiede ancora tempo, mezzi e conoscenze tecniche in abbondanza. “Ma è solo questione di tempo”, assicura Stratton, “e arriveremo a produrre una tecnologia che permetta ai consumatori di crearsi le proprie fonti”. Fra qualche anno, per farsi cantare “Happy birthday” da Marilyn Monroe non sarà più necessario essere presidente degli Stati Uniti.

Bono e Mina rischiano il posto, il PC canta come loroultima modifica: 2003-11-28T19:58:17+00:00da giornale_web
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