La battaglia per la Terra di Mezzo chiude la fantastica trilogia

ROMA – La trilogia è finalmente compiuta. Il maestoso progetto cinematografico si chiude con il terzo episodio in cui vengono portate a termine le missioni della Compagnia dell’Anello. Un film lungo dodici ore che lascia un segno indelebile nella storia del cinema, e che consacra Peter Jackson come uno dei pochi autori riusciti nell’impossibile tentativo di portare un romanzo sul grande schermo e trasformarlo in un racconto epico affascinante, che non impallidisce di fronte alle originali pagine scritte. Che nel caso del Signore degli Anelli sono oltre 1200.

E come aveva già fatto Tolkien con il suo libro, anche il regista neozelandese ha sempre considerato Il Signore degli Anelli un unico film. Jackson ha dedicato sette anni della sua vita ai tre episodi della trilogia, girati in contemporanea, con un costo complessivo di circa 300 milioni di dollari. In Italia, tra gli ultimi Paesi a vedere il film, Il Ritorno del Re infrange ogni record di distribuzione: sarà nelle sale da giovedì 22 gennaio in circa 1000 copie. Il precedente Le due Torri uscì un anno fa in circa 860 copie mentre il primo episodio, La Compagnia dell’Anello, uscì due anni fa in 700 copie.

Viggo Mortensen, Elijah Wood e Ian McKellen interpretano i ruoli principali di Aragorn, Frodo e Gandalf. Cast immutato anche per gli altri personaggi tra cui Orlando Bloom (Legolas), Bernard Hill (Theoden, re di Rohan), Miranda Otto (Eowyn), John Rhys-Davies (Gimli), Sean Astin (Sam), Billy Boyd (Pipino), Dominic Monaghan (Merry).

Nell’episodio precedente abbiamo seguito il cammino della Compagnia, che si era divisa in tre viaggi distinti. Da una parte gli hobbit Merry e Pipino che insieme a Barbalbero assistono alla battaglia degli Ent in cui Isengard viene distrutta e allagata. Quindi ci sono Frodo e Sam in viaggio verso Mordor, guidati da Gollum/Smeagol che, nel finale, decide di far uccidere i due hobbit per impossessarsi del suo “tessoro”. Aragorn, il nano Gimli e l’elfo Legolas sono invece impegnati a difendere il regno di Rohan, impresa che riesce grazie all’arrivo di Gandalf il Bianco.
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E sono le parole del mago Gandalf a chiudere il capitolo e annunciare il seguito: “La battaglia per il fosso di Helm è finita, quella per la Terra di Mezzo sta per cominciare”. Se nel capitolo precedente Jackson usa l’espediente del sogno di Frodo per riallacciare i fili della complicata trama, questa volta sceglie di far tornare la memoria a Gollum. Il Ritorno del Re torna indietro nel tempo e mostra per la prima volta Smeagol, quando era ancora un hobbit, e la sua trasformazione in Gollum dopo il ritrovamento dell’Anello. La storia riprende quindi dalle sue intenzioni di accompagnare i due compagni di viaggio verso una morte certa.

Ci vogliono quasi due ore di film per preparare lo scontro tra le truppe di Sauron e quelle di Gandalf, “la grande battaglia del nostro tempo” che deciderà le sorti della Terra di Mezzo. Aragorn, che nel frattempo ha scoperto le sue discendenze reali, guida la difesa della città. Nel frattempo Frodo e Sam proseguono il loro cammino verso il Monte Fato, per distruggere l’Anello, ma cadono nel tranello di Gollum e affrontano nuove e dolorose prove.

La battaglia finale dei Campi di Pelennor vede schierati 6000 cavalieri Rohan contro un massiccio e imponente esercito di terribili orchi e Uruk-hai insieme a mostruosi Troll, tremendi e giganteschi Olifanti. Moltissime le perdite, e anche questa volta ci sarà un aiuto risolutivo.

Nelle truppe di Sauron ci sono una serie di “nuovi” esseri fantastici come gli Haradrim, primitivi abitanti della regione dell’Harad, che aprono la strada in sella agli Olifanti, giganteschi animali simili agli elefanti, ma tre volte più grandi, mentre dal cielo arrivano i guerrieri Nazgul che cavalcano le loro Bestie Volanti.

Gli umani vengono affiancati dai Gondoriani, discendenti di un’antica popolazione che secoli prima regnava nella Terra di Mezzo, ora sotto il governo di un sovrintendente (Denethor, che poi è il padre di Boromir e Faradir), in attesa che torni il Re. La maggior parte delle scene di battaglia è stata girata ricorrendo a ricostruzioni virtuali delle scenografie, in cui poi è stata ambientata l’azione degli attori e delle creature animate al computer.

Tra le nuove creature c’è anche il ragno gigante Shelob, il mostruoso guardiano del passo che consente l’accesso alla regione di Mordor. Accanto agli esseri mostruosi, fanno la loro comparsa anche due nuovi oggetti magici: Palantir, una delle sette sfere che consente la predizione del futuro e ha la facoltà di mettere in contatto con lo sguardo di Sauron. E infine Anduril, la spada appartenuta al padre di Aragorn e poi andata distrutta in battaglia. Nuovamente forgiata dai fabbri elfici, viene consegnata da Elrond ad Aragorn, per svelargli la sua discendenza e comunicargli la successione al trono di Gondor.

Tutto finisce dopo tre ore e un quarto di film, ma non c’è il rischio di rimanere delusi. Il finale, sempre nel pieno rispetto del romanzo, è lieto e non tralascia nulla. Tutto si ricompone, rivediamo la Compagnia al completo, Aragorn ritrova la sua amata Arwen, Eowyn si dà pace, gli hobbit tornano dopo tredici mesi nella Contea dove nuove feste li attendono. Ma anche un nuovo viaggio…

La battaglia per la Terra di Mezzo chiude la fantastica trilogiaultima modifica: 2004-01-19T18:23:01+00:00da giornale_web
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