Figli più poveri dei genitori la paura dell’ITALY

È UNA società che continua a vedersi in difficoltà. L’ottimismo verso il futuro dell’economia resta basso. Si risparmia e si consuma di meno. La gente prova un senso di disorientamento e cala la fiducia negli altri. È più preoccupata per il futuro, in particolare per quello dei giovani, che secondo la gran parte degli italiani vivranno una situazione peggiore di quella dei loro genitori. Inoltre, è diffusa l’idea che le condizioni di vita di alcune categorie sociali – pensionati e operai anzitutto – siano scivolate verso il basso. Migliora, invece, quella dei professionisti e degli imprenditori. I commercianti suscitano giudizi contrapposti. Questo, in sintesi, quanto emerge dalla 3? indagine dell’Osservatorio sul capitale sociale curato da Demos in collaborazione con Coop.

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(clicca per le schede)

L’ottimismo economico sembra stabilizzarsi: era il 21% lo scorso luglio, il 13% ad ottobre, il 14% a febbraio. Oggi s’osserva una visione meno negativa circa il futuro dell’economia nazionale. Ma la preoccupazione si concentra, principalmente, sull’economia personale e della famiglia. V’è il calo di consumi come andare fuori a cena, pratica che peraltro rafforza il legame con gli “altri”. Delude la capacità di risparmio. Stare insieme e metter soldi da parte rappresentano un tratto peculiare della nostra società. Le reti di solidarietà, che con lo scambio di piccoli favori e aiuti facilitano le pratiche della vita quotidiana, restano diffuse. La metà degl’italiani (55%) è stabilmente inserito in questo circuito. Il 20%, inoltre, afferma che familiari, parenti e amici forniscono un aiuto del quale difficilmente si potrebbe far a meno. Segno delle difficoltà, ma anche di forti legami. S’osserva anche un calo della fiducia che gli italiani hanno verso gli “altri”. Si tratta d’una risorsa fondamentale per sentirsi “protetto” nel contesto in cui si vive. Da luglio a oggi l’indice è sceso dal 33 al 26%. Non è drammatico, ma è un segnale; le recenti tensioni nella sfera del capitale finanziario sembrano trovare terreno anche nel “capitale sociale”.
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Questo quadro generale si riflette su altri aspetti della vita degli italiani.

Il futuro appare bigio. In relazione ai giovani – che per definizione rappresentano il domani, quindi l’evoluzione (e il miglioramento) rispetto al passato ? vien dipinto uno scenario poco rassicurante. Quasi il 60% degl’italiani ritiene che i giovani d’oggi vivranno una condizione sociale ed economica peggiore di quella dei loro genitori. Si tratta d’una percezione sul futuro che certo riflette e amplifica le preoccupazioni del presente. Ma è un dato che suscita comunque inquietudine. Non son tanto i giovani a vedere nero nel loro avvenire, ma soprattutto i loro genitori (45-64 anni, 66% vs. 58% della media); chi vive nei piccoli centri e ha un basso grado di scolarizzazione. Meno gli studenti (che sono giovani, appunto), di più gli operai, gl’impiegati e i pensionati. Ma anche chi percepisce la propria posizione sociale bassa o medio bassa: gli “ultimi” e i “penultimi”.

Infatti, chiedendo agli italiani a quale classe sociale pensano di appartenere dicono bassa il 9%, medio-bassa il 22%. Oltre la metà si sente classe media (58%). Più contenute le posizioni di maggior prestigio: medio-alta 10% e alta meno dell’1%. L’idea della appartenenza di classe riflette, grossomodo, quelle che tradizionalmente son le categorie socio-professionali associate alle classi sociali. In quella medio-alta e alta si collocano professionisti e dirigenti. I lavoratori autonomi: media e medio-alta. Impiegati e funzionari coprono lo spettro dal medio basso al medio-alto. Gli operai dalla posizione media a quella bassa. I pensionati – il cui trascorso professionale è eterogeneo – coprono un po’ tutte le posizioni con una certa tendenza, però, verso quelle più basse. I cittadini che si collocano sulle posizioni medio-basse e basse appaiono meno soddisfatti rispetto al lavoro, alla propria sicurezza economica futura e all’andamento del paese. Risparmiano meno. Sono più pessimisti rispetto all’avvenire dei giovani. Sono meno inclusi nelle reti di solidarietà e più disorientati rispetto al mondo che cambia, e verso il quale si percepiscono marginali.

È la paura di scivolare, più che la possibilità di salire nella scala sociale, che ci viene offerta dalle opinioni sulla condizione di vita delle categorie professionali. Tutte o quasi hanno perso terreno, prestigio sociale e tenore di vita. Stanno peggio che in passato. Anzitutto pensionati e operai (lo dice il 75% degli italiani). Ma 4 su 10 vedono la stessa sorte per coloro che “erano” il ceto medio: artigiani, piccoli imprenditori, professori, impiegati del privato. Verso i commercianti l’idea dello “scivolamento” viene bilanciata da quella di miglioramento. Ma chi sta meglio in questo quadro di generale declino? I liberi professionisti e gl’imprenditori delle grandi aziende: lavori per pochi italiani.

Figli più poveri dei genitori la paura dell’ITALYultima modifica: 2004-02-22T19:18:37+00:00da giornale_web
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