Parmalat, Tanzi resta in carcere: “non dice tutto ciò ke sa”

MILANO – Un’ordinanza di 14 pagine in cui il gip Salvini convalida il fermo disposto dalla procura di Parma e dispone il carcere per Calisto Tanzi. Per il patron della Parmalat niente arresti domiciliari (nei prossimi giorni i difensori di Tanzi decideranno se ricorrere contro la decisione). Nell’ordinanza è scritto che “la versione ammissoria ma nel contempo verosimilmente riduttiva fornita dall’indagato, nel primo interrogatorio, appare scarsamente convincente sotto molti profili e necessiterà sicuramente di approfondimenti”. Tanzi, insomma, non ha convinto. E poiché, secondo il giudice, può ancora inquinare le prove, fuggire, e reiterare il reato, deve restare in carcere. E a tutto questo bisogna aggiungere, secondo Salvini, la “assoluta insensibilità dimostrata dal fermato verso gli obblighi giuridici di correttezza imprenditoriali” e “la gravità delle conseguenze per la
collettività delle attività distrattive e falsificatorie ascritte all’indagato”.

Tanzi, intanto, nelle nove di interrogatorio di oggi, ha ammesso di essere stato “al corrente che vi fossero stati, in questi anni, aggiustamenti di bilanci al fine di superare le situazioni di crisi che, a partire dal 1998 circa, erano state originate soprattutto dal mercato sudamericano e, nell’ultimo anno, anche dalla situazione dei cambi con riferimento al Brasile e Argentina”.

Nell’ordinanza Salvini è molto esplicito: “Si pensi, in particolare, al fatto che non è ancora stata chiarita la destinazione finale delle somme che erano state distratte dalla Parmalat, per essere, quanto meno, inizialmente dirottate su altre società della famiglia Tanzi, in particolare il gruppo Parmatour, anche tenendo presente che l’indagato ha per il momento dichiarato di non disporre di alcun conto corrente all’estero”.

Altra questione affrontata da Salvini, il lungo viaggio di Tanzi prima dell’arresto. “Non appaiono chiare le motivazioni del viaggio, prima in Portogallo e poi in Ecuador, un viaggio descritto come un viaggio di piacere insieme alla moglie, ma che può essere stata l’occasione di attivare, lontano da occhi indiscreti, operazioni e contatti finalizzati quanto meno a rallentare la frana finanziaria e giudiziaria che stava travolgendo Parmalat”.

Nelle 14 pagine dell’ordinanza sono riportate alcune, parziali, ammissioni fatte da Tanzi negli interrogatori cui è stato finora sottoposto. “Nel corso degli anni – ha detto tra l’altro il fondatore del colosso alimentare – all’incirca dal 1998 o forse qualche anno prima, vi sono state delle distrazioni per somme, che sono uscite dalla Parmalat e sono andate soprattutto alle società di viaggi, controllate dalla mia famiglia. Io credo comunque che tali distrazioni non abbiano superato i mille miliardi di vecchie lire”.

Tanzi inoltre ha accusato gli ex direttori finanziari, Fausto Tonna e Luciano Del Soldato: “Non sapevo – ha affermato – che queste distrazioni venissero poi annullate contabilmente”.

L’ex patron della Parmalat ha anche parlato dei suoi incontri con Bondi e dell’entità del “buco” aziendale. “Dissi a Bondi che c’era un buco di circa otto miliardi di euro, ma non gli dissi i meccanismi specifici con in quali lo avevamo coperto con le non veritiere acquisizioni di bond e simili. In pratica non c’era liquidità in cassa”.

Parmalat, Tanzi resta in carcere: “non dice tutto ciò ke sa”ultima modifica: 2003-12-31T10:35:41+01:00da giornale_web
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